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La dieta low-carb per dimagrire velocemente: pro e contro

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Le diete a basso apporto di carboidrati fanno dimagrire davvero oppure no? Ecco la risposta degli esperti.

Le famose diete low-carb, a basso apporto di carboidrati, sono amatissime soprattutto dalle star dello spettacolo che per dimagrire scelgono modelli dietetici quali, ad esempio, Duncan, Paleo, Atkins e South Beach. Ma di cosa si tratta? In linea generale, le diete low-carb promettono di far dimagrire velocemente in funzione della drastica riduzione di carboidrati semplici e complessi, e dunque di zuccheri e calorie. Che poi funzionino davvero, soprattutto sul lungo periodo, è un tema dibattuto.

L’opinione di Michela, 35enne insegnante in una scuola superiore a Milano, è chiara:

“Ho provato mille diete, anche la low-carb. Ho perso peso in  un batter d’occhio, tanto che pensavo di avere trovato il mio regime ideale. Invece tutto è svanito in una bolla: i chili persi li ho riacquistati in un baleno. Un risultato di Pirro, insomma. Fino a che ho deciso di  rimettermi in riga in modo graduale ed equilibrato.”

Come si strutturano le diete low-carb

Una dieta sana e bilanciata, secondo i LARN (Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti ed Energia) prevede il 50-60% di fabbisogno calorico quotidiano derivante da carboidrati, di cui solo il 5-10% da zuccheri semplici, che sono i carboidrati a più veloce assorbimento. Sempre secondo le linee guida, l’introito di proteine per un adulto dovrebbe variare da 0,8 grammi a un massimo di 1,1 grammi per Kg di peso corporeo.

Ebbene, le diete low-carb tagliano il contributo di carboidrati (preziosi perché forniscono energia all’organismo) a meno di 100 grammi al giorno, tra carboidrati semplici e complessi, mentre parallelamente aumentano l’apporto di grassi al 50-60%, e di proteine prevalentemente animali al 20-30%.

I pro delle diete low-carb

Mettendoli sul piatto della bilancia pesano relativamente poco. A favore ci sarebbero soprattutto studi americani, di cui il più recente della Harvard Medical School di Boston, pubblicato su The British Medical Journal, condotto su 234 partecipanti (pochi!) in sovrappeso e obesi invitati a seguire una dieta base con carboidrati al 45%, grassi al 30%, proteine al 25%, per circa 10 settimane. Alla seconda fase del programma dietetico, sono stati ammessi coloro che in quest’arco di tempo avevano perso almeno il 12% del peso iniziale. Infine 162 partecipanti che avevano raggiunto un dimagrimento soddisfacente sono stati assegnati, in maniera casuale, a tre diverse tipologie di dieta di mantenimento a contenuto variabile di carboidrati.

Lo studio intende concludere che nel medio periodo un’alimentazione low-carb permette di mantenere con maggior facilità il peso raggiunto durante la dieta dimagrante, ovvero che una alimentazione ricca di zuccheri semplici favorisce l’accumulo di peso.

I contro delle diete low-carb

Sono più numerosi e vedono l’appoggio di molti esperti italiani e internazionali. Citiamo i principali:

1Alimentarsi a zero carboidrati è per certi verso “pericoloso”. Essi sono fondamentali per il buon funzionamento dell’organismo: producono energia che, in mancanza degli zuccheri, viene prelevata, anche in maniera massiccia, dai grassi. Questo processo, tanto più probabile quanto il contributo quotidiano di carboidrati è inferiore a 100 grammi, provoca la formazione di corpi chetonici (acidosi) e la liberazione di sostanze responsabili di sintomi spiacevoli quali nausea, alitosi, mal di testa, dolori muscolari, irritabilità.

2Si sbilancia la dieta.  Le low-carb forniscono più proteine animali e meno alimenti veg. In particolare frutta e verdura sono portate a quantità inferiori alle 5-7 raccomandate e con esse sono ridotti altri preziosi nutrienti come antiossidanti, vitamine e sali minerali. 

3 Si stimola l’effetto yo-yo. Il peso scende piuttosto velocemente nell’arco dei primi 6 mesi ma a medio termine, pari a circa 1 anno, gli esperti avvertono che le diete low-carb o high-protein hanno un effetto finale simile: rifavoriscono l’acquisto del peso perso. Punto e a capo.

4 Aumenta l’esposizione a diverse problematiche. Le conseguenze vanno ben oltre il recupero dei chili persi. Questo sbilanciamento dietetico può infatti provocare carenze nutrizionali, specie di vitamine e sali minerali importanti per il benessere dell’organismo. Inoltre può influire sulla regolarità intestinale a causa del ridotto apporto di fibre, e non è un caso che chi consuma diete low-carb ricorra a almeno 3 cucchiaini di crusca quotidiani. Ancora aumenta il rischio per problematiche cardiovascolari perché proteine o cibi di origine animale elevano i livelli di colesterolo.

5Conduce alla noia. Restringere la varietà alimentare non è solo questione di qualità, ma anche di gusto. Una tavola senza questo e senza quello alla lunga diventa monotona, e non c’è nulla di peggio di un menù triste che impoverisce anche la voglia di convivialità.

E allora, qual è il metodo migliore per dimagrire?

Gli esperti non hanno dubbi: per dimagrire serve gradualità, non rapidità. Solo così è possibile mantenere i risultati nel tempo grazie a una tavola buona, varia, saporita, senza eccessive privazioni e soprattutto nutrizionalmente bilanciata.

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