Kilocal Storie vincenti

Stefania, 41 anni

Ho perso 6 kg perché era finito il tempo delle scuse e di piangersi addosso.

La storia di sovrappeso che mi sono lasciata alle spalle è simile a quella di tante altre donne, ma mi ha segnata parecchio. Mi ha anche insegnato tanto, a ben vedere. In effetti sono sempre stata cicciottella e nonostante soffrissi a causa del mio peso perché desideravo con tutta me stessa diventare snella e scattante come tutte le altre donne della mia famiglia, non sono mai riuscita a dimagrire fino a raggiungere il peso forma.

Mi sentivo una fallita per questo, e dal momento che una dieta seria fino in fondo non sono mai riuscita a seguirla, mi riusciva più facile dare la colpa della mia scarsa forza di volontà a chiunque altro. Ad esempio alle mie sorelle più grandi che mi prendevano in giro per la mia costituzione così diversa dalla loro.

Questa la frase tipica di Daniela, la penultima sorella, di 5 anni più grande di me: “Non sembri neppure una della famiglia. Se non ti avessimo vista nascere avremmo potuto pensare che tu sia stata adottata!”

Me lo dicevano senza intenti particolarmente malevoli. Ma mi ferivano nel profondo.

Le mie amiche, poi, rincaravano la dose, forse intuendo che stavano colpendo un nervo scoperto, e mi punzecchiavano senza troppa delicatezza. Magari non volevano ferirmi, ma solo spronarmi a volermi più bene. Ma io come reagivo? Lamentandomi! E’ sempre stata la mia strategia di difesa, appresa fin da piccola, quando all’ennesima presa in giro delle mie sorelle correvo a trovare conforto tra le braccia di mamma e papà, che mi hanno sempre viziata oltre misura. Ecco allora che, per consolarmi, non trovavano altro sistema che quello di gratificarmi proprio con il cibo!

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Panini fragranti con il salame o latte e biscotti mi aspettavano per la merenda del pomeriggio, e mia di diritto era sempre l’ultima porzione di lasagne. Certo, quando poi arrivava qualche occasione speciale – un matrimonio, una prima comunione, un compleanno, una festa di diploma – e scattava il temibile momento dello shopping, allora sì che tutte quelle merende ipercaloriche mi tornavano alla memoria perché me le vedevo impresse tra fianchi e cosce!

Mentre le mie sorelle, le mie cugine o le mie compagne di scuola potevano permettersi tubini super aderenti o minigonne cortissime che rivelavano gambe affusolate, io dovevo nascondermi dentro ai soliti pantaloni larghi per camuffare le mie forme rotondeggianti. Quanto soffrivo!

E che dire della prova costume? Per me era sempre una tortura, ed ero bravissima a trovare scuse improbabili per non andare al mare con i miei amici o con il fidanzato di turno… Come se il fatto di vedermi in bikini improvvisamente svelasse loro che avevo la cellulite e la pancetta! Eppure mi illudevo che nascosta dentro maxi T-shirt e jeans taglia 46 abbondante il mio sovrappeso passasse inosservato.

C’è da dire che la mia lagna non corrispondeva ad una reale volontà di migliorarmi. Questo perché, probabilmente, pur nel mio essere in carne, non ho mia raggiunto un peso eccessivo fino all’obesità, e in effetti sono sempre stata graziosa. Non ero veramente predisposta a perdere peso. Inoltre puntando sul fattore tenerezza, che con i chili in più si sposa benissimo, ho sempre ricevuto tante coccole e affettuosità. Insomma, se da un lato quel peso in più mi faceva sentire a disagio, dall’altro lo usavo per compatirmi e per attirarmi le simpatie altrui. Una bella furbetta, non c’è che dire. Tutti mi proteggevano e mi giustificavano.

Ma questo è il passato. Il presente è un’altra storia, per fortuna! Tutto è cominciato un anno fa, alla fatidica soglia dei 40 anni, quando mio marito mi ha regalato un weekend alle terme per festeggiare l’evento. Il pacchetto includeva trattamenti di bellezza anti-age, fanghi anti cellulite e idroterapia, ma anche un percorso sensoriale molto articolato in cui si passava dalla sauna alla cromoterapia. Al contempo, avrei seguito per due giorni una dieta depurativa a base di cibi e di erbe disintossicanti e drenanti. E’ iniziato tutto così. Al rientro dal mio weekend-regalo alla spa, mi sono accorta che oltre ad averci guadagnato in relax, avevo perso 2 kg letteralmente “disciolti” in acqua. A quel punto dentro di me è come scattato qualcosa.

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Mi sentivo bene come non mai, era arrivato il momento di sbarazzarmi una volta per tutte dei chili di troppo e raggiungere finalmente il mio peso forma. Si trattava di stabilire un programma dietetico adatto a me e alla mia vita sedentaria.

Ho iniziato compilando la lista dei passi da fare. Primo punto: individuare un bravo dietologo che mi seguisse e costruisse per me il tipo di regime ipocalorico più adatto. Man mano che raggiungevo e superavo un passaggio, lo depennavo dalla lista. La dieta alla fine non era particolarmente restrittiva, perché dopo una serie di misurazioni (peso, indice di massa corporea, percentuale di massa grassa, metabolismo basale ecc.), il dietologo aveva stabilito che per raggiungere il peso forma mi sarebbe bastato perdere 6 kg. Se la ciccia da smaltire non era poi tanta, avrei però dovuto lavorare molto sulla forma fisica, che lasciava alquanto a desiderare. Non ero allenata, avevo muscoli poco tonici e tessuti rilassati, inoltre soffrivo di ritenzione idrica.

Cosa ho cominciato a mangiare? Molte più proteine, molti meno carboidrati e tanta, tantissima verdura. Ortaggi freschi di ogni tipo, da consumare sia cotti che crudi (anche come spuntino spezza fame), quanti non avevo mai mangiato in vita mia. In breve si è riproposto l’effetto depurativo già sperimentato alle terme e una generale sensazione di alleggerimento.

Contemporaneamente ho iniziato a fare regolarmente nordic walking, che mi fa bruciare calorie senza affaticarmi oltre misura, procurandomi anche i meravigliosi Kilocal panty, i pantaloncini che aiutano a combattere i chili di troppo che ormai sono diventati la mia seconda pelle.

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In 3 mesi ho perso i 6 kg di troppo e allenato il mio corpo, scoprendo, con 30 anni di ritardo, che dentro di me c’è una donna piena di energia, di vigore e di forza di volontà. Oggi mi sento finalmente adulta, come se l’aver passato gli “anta” mi avesse finalmente legittimato a lasciarmi alle spalle la bambina piagnucolosa e rinunciataria che ero stata. Senza rimpianti.

E finalmente le mie sorelle non mi chiamano più “Stefy, la figlia adottiva”!

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